per flussi turbolenti
| Tema 1.1 Problemi a singolo obiettivo: algoritmi di ottimizzazione globale |
| Algoritmi pattern search |
| Nel campo dell'ottimizzazione globale, una direzione fondamentale della ricerca riguarda il tentativo di rendere efficienti e competitivi algoritmi di ottimizzazione non basati sull'impiego delle derivate prime e seconde della funzione obiettivo. Tale necessità nasce dal fatto che spesso l'esistenza della derivata prima della funzione obiettivo non è garantita, oppure la sua valutazione risulta esageratamente onerosa dal punto di vista del tempo di calcolo. Una classe di algoritmi molto promettenti è quella di tipo "pattern search". Tali algoritmi risultano finora essere applicati principalmente a problemi nei quali la funzione obiettivo sia rappresentata da una funzione analitica. Si vuole qui estendere il loro impiego a casi in cui la funzione obiettivo, del tipo "black box", risulti computazionalmente onerosa. Una prima fase dello studio riguarderà una ricerca bibliografica tesa ad individuare i metodi più promettenti nel settore. Successivamente, un algoritmo della predetta classe verrà integrato con tecniche in grado di ridurne l'onere computazionale, quali le tecniche combinate "fedeltà variabile + Trust Region" o tecniche basate su meta-modelli. Infine, verrà definito un problema test sul quale effettuare dei confronti in termini di qualità della soluzione e onere computazionale rispetto ad altri algoritmi maggiormente consolidati.
Obiettivi
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| Algoritmi multistart gradient |
| Nel campo dell'ottimizzazione globale, l'impiego di metodi basati sull'uso delle derivate prime e seconde della funzione obiettivo risulta penalizzato sia dal costo della valutazione delle derivate richieste sia dalla difficoltà di individuare il minimo globale a causa della multimodalità della funzione obiettivo nonché da una eventuale non-convessità e/o non-connessione dell'insieme ammissibile. Le difficoltà legate al costo computazionale possono essere superate impiegando modelli surrogati (meta-modelli, si veda il tema 1.5) della funzione obiettivo, in modo da ridurre i costi computazionali connessi al calcolo del gradiente ed eventualmente dell'hessiano. Le difficoltà legate alla forma della funzione obiettivo e dell'insieme ammissibile possono essere affrontate effettuando una ricerca a partire da differenti punti iniziali ammissibili, nel tentativo di garantire l'esplorazione di diversi bacini di attrazione di punti di minimo. La combinazione di queste due scelte facilita l'introduzione di un meta-modello della funzione obiettivo, dal momento che i punti di partenza possono essere direttamente impiegati come punti di addestramento del meta-modello (nel caso in cui le diverse ricerche vengano effettate contemporaneamente). Una prima fase dello studio riguarderà quindi l'individuazione di un opportuno algoritmo di ricerca basato sulla disponibilità del gradiente e/o dell'hessiano. Successivamente, verrà implementato un algoritmo di ottimizzazione del tipo indicato. Infine, verrà definito un problema test sul quale effettuare dei confronti in termini di qualità della soluzione e onere computazionale rispetto ad altri algoritmi maggiormente consolidati.
Obiettivi
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| Sviluppo di algoritmi di tipo evoluzionistico PSO (Particle Swarm Optimization) ed analisi delle loro proprietà di convergenza |
| Nell'ambito di precedenti attività di ricerca sono stati sviluppati un certo numero di algoritmi di tipo PSO (Particle Swarm Optimization). Questi algoritmi si sono rivelati particolarmente efficaci nell'individuazione rapida dei bacini di attrazione dei minimi locali della funzione obiettivo, anche se il loro sviluppo è ancora in una fase preliminare. Per una particolare formulazione sono stati inoltre prodotti alcuni risultati teorici (ad esempio relativi alla completezza dell'esplorazione dello spazio delle variabili) in grado di garantire la convergenza delle traiettorie delle particelle dello sciame (swarm) generate nel corso dell'algoritmo. Si intende ora verificare se le stesse proprietà di convergenza dell'algoritmo risultino estendibili a diverse formulazioni dello stesso, identificando la formulazione più efficiente. Tale formulazione potrebbe poi essere combinata con un algoritmo di ricerca locale, dotato di opportune proprietà teoriche, in modo da garantire la convergenza ad un punto stazionario.
Obiettivi
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| Modelli di ottimizzazione basati su equazioni a derivate parziali |
| Nel campo dell'ottimizzazione è opportuno sviluppare a titolo di confronto, modelli basati sull'impiego del gradiente della funzione obiettivo e della matrice hessiana della stessa. Questo al fine di valutare, a partire da un problema test, quanto sia il vantaggio ottenuto con algoritmi che non prevedono il calcolo di derivate prime e seconde della funzione da ottimizzare.
Obiettivi
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| Funzioni di penalità nel caso di ottimizzazione globale |
| Nel campo dei problemi di ottimizzazione globale, quali quelli che tipicamente si presentano nella progettazione navale, una metodologia largamente diffusa per la soluzione del problema del trattamento dei vincoli è basata sull'uso di opportune funzioni di penalità in grado di modificare la forma della funzione obiettivo. In tal modo, ai punti esterni all'insieme ammissibile vengono assegnati valori convenientemente elevati della funzione obiettivo. Diverse formulazioni sono state proposte, con risultati che però sembrano dipendere in qualche misura dalla particolare implementazione. In questa fase si propone di effettuare uno studio bibliografico al fine di individuare le metodologie più promettenti per la risoluzione del problema. Successivamente, verranno implementate una o più tecniche individuate. Infine, verrà definito e risolto un problema test sul quale applicare le metodologie sviluppate.
Obiettivi
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| Tema 1.2 Problemi a grande dimensione |
| Metodi iterativi per la soluzione di sistemi lineari a grande dimensione |
| Nell'ambito della progettazione navale è spesso sentita l'esigenza di risolvere sistemi lineari a grande dimensione. In particolare, tale esigenza si manifesta chiaramente in due casi: la discretizzazione di sistemi di equazioni alle derivate parziali e l'ottimizzazione con elevato numero di variabili di disegno. Nel primo caso è necessario in generale valutare solutori iterativi per problemi con matrice dei coefficienti non simmetrica, con particolare attenzione a tecniche di accelerazione della convergenza che prevedano l'uso di precondizionatori o metodi multigrid. Nell'ambito dell'ottimizzazione vincolata e non vincolata, l'applicazione delle condizioni di ottimalità KKT (Karush, Kuhn, Tucker) prevede spesso la soluzione di sistemi lineari con matrice simmetrica. In entrambi i casi si intendono studiare tecniche iterative generali, approfondendo in particolare le varianti efficienti di metodi basati sull'uso degli spazi di Krylov. In tale ambito si intende sviluppare ed analizzare metodologie orientate alla soluzione di problemi la cui struttura scaturisce dall'ambito della progettazione navale.
Obiettivi
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| Algoritmi di ottimizzazione per problemi a larga scala |
| La soluzione di problemi di ottimizzazione a grande dimensione incontra notevoli difficoltà nella pratica applicativa, a prescindere spesso dalla natura del problema in oggetto. Questa constatazione motiva l'interesse per la classe dei metodi orientati a problemi di grande dimensione, anche nell'ambito dell'ingegneria navale. In particolare, per l'ottimizzazione globale la scala del problema gioca un ruolo determinante. Infatti, il costo computazionale richiesto per l'esplorazione uniforme della regione ammissibile, cresce con legge nonlineare nel numero delle variabili di progetto. Alcune esperienze numeriche mostrano come certe classi di algoritmi, estremamente promettenti nel caso in cui il numero dei parametri di progetto sia limitato (n < 20), diminuiscano di efficienza all'aumentare del numero di variabili coinvolte. Di conseguenza, sembrerebbe preferibile in questi casi considerare algoritmi di ottimizzazione che includano al contempo una procedura globale ed una procedura locale. La prima intende consentire un'uniforme esplorazione dell'insieme ammissibile, individuando bacini di attrazione per minimi locali promettenti. La seconda prevede una fase efficiente di calcolo del minimo locale corrente mediante metodi diretti e/o iterativi. Al fine di verificare questa impostazione, si intende confrontare inizialmente i risultati forniti da algoritmi usualmente applicati per la soluzione iterativa di problemi ad elevata dimensione, con altre classi di algoritmi finora impiegati per problemi di dimensione limitata.
Obiettivi
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| Tema 1.3 Modelli surrogati, modelli di modelli (meta-modelli) |
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Una delle tecniche più apprezzate per la riduzione del costo complessivo di un algoritmo di ottimizzazione prevede l'impiego di meta-modelli, ossia "modelli di un modello", in grado di sostituirsi, per esempio, ad un solutore fluidodinamico complesso, il cui costo in termini di tempo di calcolo è di diverse ore macchina. Tali meta-modelli risultano delle semplici funzioni analitiche, il cui costo computazionale è incomparabilmente inferiore rispetto a quello del modello originale. Una importante classe di meta-modelli è rappresentata dalle reti neurali, il cui impiego è stato preliminarmente verificato durante attività di ricerca precedenti. Tuttavia non sono state ancora sviluppate soluzioni alternative rispetto alle reti RBFN precedentemente impiegate. In una prima fase si verificheranno dunque alcuni approcci alternativi rispetto a quelli già impiegati, eventualmente estendendo i risultati ottenuti alla precedente implementazione. Infine, verrà definito un problema test sul quale effettuare un confronto dei risultati ottenuti in termini di efficienza e qualità del minimo globale rispetto ad altri algoritmi disponibili. Obiettivi
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| Tema 1.4 Sviluppo e verifica di algoritmi di ottimizzazione in ambito (MDO) Multi-disciplinary Design Optimization |
| La risoluzione di problemi ingegneristici complessi non può prescindere dalle mutue interazioni tra le diverse discipline coinvolte. Un esempio può essere fornito dal caso dell'ala di un aereo, la quale è sottoposta a carichi fluidodinamici che ne modificano la forma, e quindi le prestazioni. La complessità dell'analisi fluidodinamico-strutturale risulta particolarmente elevata, anche nel caso in cui sia richiesta la valutazione delle prestazioni di una singola configurazione. Di conseguenza, la soluzione di un problema di ottimizzazione multi-disciplinare (Multi-disciplinary Design Optimization - MDO) risulta estremamente complessa ed onerosa, ragion per cui in letteratura sono state definite ed investigate diverse formulazioni del problema in grado di renderlo più facilmente risolvibile. Una prima analisi bibliografica ed alcune esperienze numeriche per due distinte formulazioni sono state compiute nel corso di precedenti attività di ricerca. In questa fase ci si propone di effettuare ulteriori comparazioni tra le diverse formulazioni esistenti sulla base di un problema di interesse navale, investigando al contempo le proprietà di convergenza degli algoritmi adottati.
Obiettivi
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| Tema 1.5 Calcolo ad alte prestazioni con impiego di architetture parallele |
Il calcolo parallelo ha assunto negli ultimi anni un ruolo determinante per la soluzione di problemi altamente complessi, derivanti da sistemi reali tra loro interconnessi. In aggiunta alla crescente complessità per le formulazioni dei problemi di ingegneria navale, vi è la sentita esigenza di avere strumenti di calcolo molto efficienti, orientati alla soluzione di problemi di simulazione e di ottimizzazione numerica. Questo scenario richiede un costante aggiornamento dei mezzi di calcolo e delle metodologie numeriche correntemente adottate. In particolare si vuole integrare l'uso del calcolo parallelo all'interno delle metodologie in uso, con particolare riferimento a solutori ed ottimizzatori per problemi di grande dimensione (tema 1.3). Da un lato ciò crea l'esigenza di una parallelizzazione dei codici di calcolo, mediante calcolo parallelo e/o distribuito. Dall'altro, molti algoritmi e tecniche di calcolo, implementate senza particolare riferimento allo strumento di calcolo su cui sono state finora eseguite, necessitano di una parallelizzazione della struttura (analisi dei sottosistemi, convergenza, analisi di convergenza locale), al fine di sfruttare appieno le potenzialità offerte dallo stesso strumento di calcolo parallelo. In quest'ottica si prevede pertanto uno sfruttamento sistematico ed un aggiornamento continuo del cluster di CPU descritto in precedenti progetti di ricerca. Obiettivi
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| Tema 1.6 Dinamica della rottura di onde di superficie e intrappolamento di bolle d'aria |
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Il processo di intrappolamento di bolle d'aria risultante da fenomeni di rottura di onde di superficie è di notevole importanza per le sue conseguenze in termini di rumore idrodinamico. Nell'ambito di precedenti attività di ricerca è stato sviluppato un metodo di calcolo per la simulazione numerica di flussi bifase aria-acqua che consente di trattare in modo agevole i cambiamenti topologici che subisce l'interfaccia durante il processo di frangimento delle onde di superficie libera. Il modello, sviluppato per applicazioni bidimensionali, è stato utilizzato per lo studio degli effetti di scala nel processo di frangimento ed i cambiamenti indotti in termini di intrappolamento d'aria, del meccanismo di rottura e della produzione di vorticità. In particolare, sono stati studiati alcuni meccanismi di interazione tra vorticità e superficie libera che si manifestano nei processi di rottura alle scale più piccole. I risultati ottenuti numericamente sono in buon accordo con quelli sperimentali disponibili in letteratura anche se l'approssimazione di flusso bidimensionale, oltre a quella di bassi numeri di Reynolds, inibisce la frammentazione delle strutture vorticose nella direzione trasversale dando luogo a fluttuazioni di superficie libera di maggiore ampiezza. Al fine di comprendere gli effetti di instabilità trasversali sulla frammentazione di strutture vorticose e delle bolle d'aria intrappolate, si vuole estendere il modello di calcolo a problemi tridimensionali. A causa dell'elevato costo computazionale richiesto da queste simulazioni si rende necessario sviluppare il modello nell'ambito del calcolo parallelo a memoria distribuita (PC cluster). Sempre allo scopo di ridurre il costo computazionale, piuttosto che analizzare flussi quasi stazionari, è opportuno condurre questo tipo di analisi nel caso di rottura di onde generata attraverso la formazione di pacchetti d'onda. Per questo tipo di problema infatti la durata della simulazione e l'estensione del dominio di calcolo possono assumere valori più contenuti. A questo scopo tuttavia si rende necessario verificare, attraverso simulazioni numeriche bidimensionali, che tipo di condizioni al contorno vengono assegnate al generatore d'onda e in che modo queste condizioni vengono assegnate al solutore numerico. Obiettivi
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| Tema 1.7 Riduzione dei carichi di impatto attraverso variazione delle caratteristiche della superficie esterna |
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Nell'ambito dei precedenti Programmi di Ricerca sono stati sviluppati metodi numerici per lo studio di problemi di impatto di geometrie bidimensionale o assialsimmetrica a profilo arbitrario. Attraverso questi metodi di calcolo si è studiato il processo di impatto di diverse geometrie, ottenendo stime accurate delle pressioni e dei carichi globali. Scopo della presente attività è quello di utilizzare i metodi di calcolo sviluppati per valutare gli effetti in termini di riduzione dei carichi di impatto generati dall'interposizione di strati intermedi tra il liquido e la superficie dello scafo. Il ruolo di questo strato intermedio è quello di assorbire parte dell'energia e ridurre in questo modo i picchi di pressione e di conseguenza i carichi globali che si manifestano nel processo di impatto. Come soluzione più semplice dal punto di vista della soluzione numerica del problema, si può pensare all'interposizione di strati di materiale poroso o perforato. In questo caso per effetto della permeabilità della superficie in contatto con il liquido il campo di pressione induce un flusso all'interno dello strato che porta ad una significativa riduzione del campo di pressione stesso sulla superficie esterna dello strato. Nella prima fase dello studio verranno prese in conto geometrie e tipologie di strato per le quali sia possibile derivare una soluzione autosimile. Nella seconda fase saranno valutate geometrie e/o tipologie di strato differenti per le quali la soluzione può essere trovata solo ricorrendo a simulazioni numeriche nel dominio del tempo. Obiettivi
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| Tema 1.8 Tecniche innovative di riduzione della resistenza all'avanzamento |
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Le grandi navi da trasporto continuano a svolgere un ruolo primario nel trasporto merci su grande scala. Tra le componenti principali della resistenza, quella d'attrito è certamente la dominante per questo tipo di nave, essendo circa l'80% della resistenza totale, e la sua eventuale diminuzione potrebbe avere significativi effetti economici. L'uso di microbolle d'aria inserite nello strato limite intorno alla nave può ridurre anche significativamente questa resistenza. Questo effetto è già noto da diverso tempo. Tuttavia è facile rilevare a tutt'oggi l'incompleta comprensione delle cause fluidodinamiche di tale riduzione. Tale mancanza rende anche difficile l'estensione di questa tecnica alle grandi scale, per le quali esistono inoltre rilevanti problemi di potenza necessaria per l'insufflaggio dell'aria. Per navi semi-dislocanti o plananti la riduzione della resistenza consente di aumentare la velocità, che rappresenta il vero obiettivo principale per queste tipologie di veicoli marini. A questo scopo verranno studiati meccanismi diversi, legati all'introduzione di particolari appendici nella zona poppiera (tegoli, o intruder) che regolano l'assetto del veicolo o all'uso di cavità ricavate lungo lo scafo con opportuni scavi e saturate di aria, in modo da formare un cuscino immerso e stabile che consente la riduzione della superficie bagnata. |
| Riduzione della resistenza tramite iniezione di microbolle d'aria nello strato limite |
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Il tema in questione è relativo alla comprensione dei fenomeni fisici alla base del fenomeno detto di drag reduction, ossia la riduzione di resistenza all'avanzamento dovuta all'iniezione di microbolle d'aria nello strato limite intorno al veicolo marino. Il punto fondamentale alla base del presente tema è che il meccanismo di riduzione degli stress tangenziali in presenza di microbolle non è ancora completamente spiegato ed è necessario inoltre verificare la possibilità di estendere questa tecnica a navi al vero. L'obiettivo è la quantificazione di tali effetti in modo da valutare il tipo di applicazioni possibili in campo navale. Le attività previste riguardano la realizzazione di esperimenti in canale aperto su flussi di strato limite di lastra piana con iniezione di microbolle d'aria. Verrà effettuata la misura della velocità e delle sue variazioni in presenza di bolle tramite tecnica PIV e anemometria a film caldo. Saranno inoltre realizzate visualizzazioni con telecamera veloce al fine di valutare l'influenza delle dimensioni delle bolle nella riduzione della resistenza di attrito. Obiettivi
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| Riduzione della resistenza tramite insufflaggio di aria in cavità poste lungo lo scafo |
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Un'altra metodologia mirata alla riduzione della resistenza all'avanzamento del veicolo marino consiste nell'insufflare aria in opportune cavità poste lungo la chiglia del veicolo, cercando di ottenere una zona dello scafo permanentemente occupata da aria, ottenendo quindi una riduzione della superficie bagnata complessiva. Il meccanismo di riduzione della resistenza è in questo caso evidente; ciò che è interessante e che si intende qui indagare è la possibilità di estendere questa tecnica a navi al vero. Le questioni connesse alla stabilità della cavità in presenza di moti nave e la difficoltà di scalare i risultati sono solo due esempi delle problematiche che emergono da una prima analisi di questo tipo di veicoli. L'obiettivo finale è la quantificazione della riduzione della resistenza, in modo da valutare il tipo di applicazioni possibili in campo navale. Le attività previste riguardano la realizzazione di esperimenti in bacino su modelli adeguati, in acqua calma e su onde. Saranno inoltre realizzate misure di pressione in cavità e visualizzazioni di flusso al fine di valutare l'influenza delle dimensioni e della stabilità della cavità nella riduzione della resistenza di attrito. Sarà inoltre importante investigare gli effetti di scala sulla stabilità della cavità e più in generale sui risultati di riduzione di resistenza. Obiettivi
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| Studio del funzionamento dei tegoli poppieri (intruder) |
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La sperimentazione effettuata presso l'INSEAN relativa all'istallazione di tegoli poppieri su scafi semi-plananti e plananti ha messo in luce la possibilità di ottenere un'effettiva riduzione della resistenza all'avanzamento. Risulta di grande interesse approfondire la conoscenza del fenomeno con prove su scafi di geometrie adatte e per ampi intervalli di velocità e condizioni di prova, allo scopo di chiarire le motivazioni idrodinamiche del fenomeno e fornire indicazioni generali sull'intervallo di valori per cui il fenomeno stesso si verifica. La finalità è quella di fornire all'industria navale indicazioni sui parametri di funzionamento di tale appendice. Verranno individuati opportuni modelli di carena, sia a fondo piatto che "round bilge keel" e verrà realizzato un sistema preciso per la tenuta e la regolazione di posizione degli intruder. Sul fondo degli scafi verranno posizionati dei trasduttori di pressione per la mappatura del campo di pressione sullo scafo senza e con l'intruder operante. Sono previste anche misure locali di velocità. Obiettivi
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| Tema 1.9 Studio di moti di grande ampiezza |
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Questo punto del Programma di Ricerca è dedicato allo studio dei fenomeni non-lineari legati a moti di grande ampiezza, particolarmente importanti nei problemi relativi al capovolgimento (capsizing). Da un'attenta analisi della letteratura scientifica relativa a questo tema è infatti emerso che i risultati sperimentali disponibili sono invariabilmente il frutto di test condotti con modelli liberi autopropulsi; selezionando opportunamente il tipo e la direzione del mare e la velocità del modello si cerca di individuare quelle condizioni che conducono al ribaltamento del modello. Questo tipo di prova tuttavia non consente la misura delle forze e dei momenti che agiscono sul modello, e non fornisce quindi elementi utili a generalizzare i risultati. Si vuole invece qui progettare, realizzare ed analizzare un esperimento che abbia le caratteristiche di ripetibilità. Il modello deve essere quindi vincolato, impedendo il ribaltamento completo ma consentendo l'effettuazione di misure interessanti e relative a moti comunque di grande ampiezza, che possono quindi essere messi in relazione a situazioni di grande pericolosità per la nave. Queste misure consentono inoltre la realizzazione di una preziosa banca dati per la validazione di codici del tipo URANS (Unsteady Reynolds Averaged Navier-Stokes) per la previsione del capovolgimento. Verranno analizzati differenti tipi di moti di grande ampiezza relativi a diversi tipi di mare (al traverso, di prua e di poppa) e diversi tipi di vincoli per il modello in studio. Obiettivi
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| Tema 1.10 Modellazione matematica e sperimentazione in laboratorio di barche a vela |
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L'importanza che questo tipo di imbarcazione (specialmente quelle da competizione per le gare di Coppa America) ha oggi assunto travalica le questioni scientifiche per assumere un ruolo nella società e nel costume. È comunque evidente che l'elevato contenuto tecnologico (idrodinamico e strutturale) richiesto spinge, nella fondamentale fase di progetto e scelta della configurazione finale, verso l'utilizzo combinato della sperimentazione e simulazione numerica. La ricerca di forme sempre migliori, nel rispetto dei rigidi vincoli imposti dai regolamenti, pone delle interessanti sfide sia alla modellistica matematica che alle tecniche di sperimentazione su modelli, imponendo oltre ad una elevata accuratezza in entrambe le discipline anche lo sviluppo di nuove tecniche e metodologie. |
| Analisi comparata di modelli di turbolenza in flussi di giunzione |
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Come affermato in premessa, nella fase di progettazione sia delle forme immerse che della parte velica, si va consolidando sempre di più l'uso di codici numerici basati sulla soluzione delle equazioni di Navier-Stokes che, utilizzando modelli di turbolenza, possono fornire una grande quantità di informazioni e consentire così l'attento esame e la modifica di dettagli fino a poco tempo fa inevitabilmente trascurati. Sono particolarmente interessanti ed impegnativi ad esempio gli studi necessari alla valutazione delle prestazioni fornite dalle appendici (chiglia, timone, winglets), per le quali gli aspetti regolamentari sono meno stringenti e gli aspetti legati alla mutua interazione delle diverse parti dello scafo giocano un ruolo fondamentale, impedendone una progettazione in forma isolata. La valutazione comparata di alcuni modelli di turbolenza, spesso sviluppati e validati su flussi decisamente meno complessi, risulta essenziale per verificarne l'attendibilità in condizioni più generali. Obiettivi
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| Sperimentazione su modelli in grande scala di barche a vela |
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La sperimentazione su modelli in grande scala è un elemento fondamentale di qualsiasi campagna di misura relativa alle barche a vela da competizione. A titolo esemplificativo, la resistenza all'avanzamento di due diverse geometrie sviluppate nella fase di progetto può differire per valori anche minori del 1%, e proprio queste piccole differenze possono contribuire a cambiare la performance complessiva della barca. La grande scala è quindi necessaria per poter avere valori differenziali misurabili, e maggiori delle incertezze sperimentali. Questa necessità, unitamente al fatto che questo tipo di scafi deve essere invariabilmente provato anche in assetto sbandato (una barca a vela infatti assume quasi invariabilmente un assetto sbandato durante la rotta), fa si che le forze ed i momenti in gioco siano particolarmente impegnativi per la strumentazione e la catena di misura. L'esperienza INSEAN su modelli in grande scala di barche a vela è forte di tre precedenti campagne sperimentali, più una quarta in corso d'opera. Proprio da questa esperienza, certamente unica nel panorama italiano e di punta nel contesto internazionale, sono emersi significativi spunti per il miglioramento sia della catena di misura in senso ampio, sia delle tecniche di prova, ancora lontane dal poter essere considerate standard. La metodologia sperimentale fin qui utilizzata dall'INSEAN è quella con modello semivincolato. Molto interessante è anche la tecnica con modello libero, più realistica della prima ma con implicazioni sperimentali complesse. È quindi opportuno eseguire uno studio più approfondito dei vantaggi che questo secondo metodo porta, e valutare la possibilità di confrontare direttamente i risultati delle due tecniche sperimentali. Obiettivi
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| Tema 1.11 Analisi del fenomeno delle vibrazioni indotte dal rilascio di vortici (Vortex Induced Vibrations, VIV) sui risers |
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I risers sono lunghe tubazioni verticali che dalla superficie del mare arrivano sino al fondale, utilizzate dalle compagnie petrolifere per l'estrazione di greggio. Queste tubazioni, (lunghe fino a 2-3.000 m!) sono particolarmente provate da fenomeni di vibrazioni indotte dal rilascio di vortici prodotti dall'interazione con le correnti oceaniche. Allo scopo di ridurre l'ampiezza delle vibrazioni e spostare la frequenza del rilascio di vortici sono utilizzati dei "soppressori", delle alette avvolte a spirale lungo il riser. In questo studio il problema fluidodinamico è necessariamente legato a quello strutturale ed il tema sarà svolto in collaborazione con l'unità scientifica US 4. Obiettivi
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| Tema 1.12 Studio sperimentale della turbolenza di superficie libera |
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L'interazione di un flusso turbolento con un interfaccia aria-acqua è caratterizzata da meccanismi fisici ancora poco noti da un punto di vista fluidodinamico. Tali flussi presentano caratteristiche diverse rispetto ai più noti e studiati flussi tridimensionali -omogenei ed isotropi - e a quelli di parete, per i quali è presente in letteratura una certa quantità di dati sperimentali. I flussi turbolenti di interesse navale sono profondamente influenzati dalla superficie libera ed i classici solutori numerici (RANS) tengono conto della presenza dell'interfaccia aria-acqua attraverso schemi numerici estremamente semplificati. I meccanismi fisici di trasferimento e dissipazione dell'energia cinetica turbolenta, nei pressi di una superficie libera, differiscono da quelli relativi a flussi di volume e di parete, mentre presentano notevoli analogie con quelli della turbolenza bidimensionale. Una approfondita analisi teorico-sperimentale è quindi necessaria per poter meglio comprendere la dinamica della turbolenza di superficie libera, al fine di poter in seguito elaborare modelli da utilizzare nei codici RANS. A tal fine verranno realizzati una serie di esperimenti in un canale idraulico a superficie libera in cui la turbolenza è generata dall'attrito col fondo. Lo studio della turbolenza sarà effettuato sia tramite analisi spettrale, sia attraverso l'analisi delle funzioni di struttura degli incrementi di velocità. La velocità verrà misurata mediante anemometro a filo caldo e successivamente mediante tecnica PIV (Particle Image Velocimetry). Obiettivi
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| Tema 1.13 Analisi sperimentale del campo lontano per lo studio del fenomeno del wash |
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Il campo ondoso prodotto da veicoli marini in mare aperto raramente è fonte di problemi per la sicurezza alla navigazione. Tuttavia, in prossimità della costa, le onde prodotte dalla nave risentono degli effetti del basso fondale e possono cambiare significativamente le loro caratteristiche di propagazione. In particolare, le variazioni di altezza d'onda possono essere significative e portare a situazioni di grave pericolo, sia per le piccole imbarcazioni da diporto, sia per le persone che vivono o lavorano in prossimità della costa, sia per le strutture marine costiere. Il problema è noto sotto il termine inglese wash. Lo studio del wash per via sperimentale presenta alcune difficoltà intrinseche con il tipo di misura richiesto, essendo necessario misurare con buona precisione l'effetto ondoso prodotto da un modello ad una distanza dell'ordine di 10÷30 volte la sua lunghezza. I normali bacini di prova (sia quelli oceanici che, a maggior ragione, le usuali vasche rettilinee) soffrono quindi limitazioni dimensionali che li rendono poco adatti a questo tipo di studio. Eventuali estrapolazioni al campo lontano di valori misurati troppo vicini al modello sono generalmente poco accurate. Le prove al vero infine hanno tutti i problemi di incertezza delle condizioni iniziali ed al contorno. Inoltre, con la mancanza di buoni dati in letteratura, i modelli numerici non possono essere validati e questo è un'ulteriore problema in questo settore. Si propone qui di iniziare una campagna di misure da svolgere presso il lago di Nemi che sembra essere dotato di buone caratteristiche (scarso campo ondoso in alcune ore della giornata, grande dimensione dello specchio d'acqua, batimetria nota con buona precisione) tali comunque da poter consentire misure affette da minori problemi di incertezza e validi quindi per iniziare sia uno studio diretto del problema del decadimento del moto ondoso generato, sia una campagna di validazione delle soluzioni numeriche ottenibili con metodologie non-lineari. Obiettivi
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responsabile : Dott. Emilio F. Campana